Oggi è il 23 settembre, primo giorno d’autunno nonchè dell’equinozio (anche se a voler essere proprio pignoli pignoli dobbiamo dire che l’equinozio si è verificato ieri alle 20.44): il Sole si è trovato quindi allo zenit rispetto all’Equatore e i suoi raggi, perpendicolari alla Terra, hanno fatto sì che il giorno e la notte abbiano avuto la stessa durata.

Ma quest’oggi è anche il compleanno di Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto,  il pater patriae dei Romani, il primo imperatore. Nacque a Roma il 23 settembre del 63 a.C. ad capita bubula, sul Palatino. Ma, vi chiederete, cosa c’entra Augusto con l’inizio dell’autunno? Semplice. Fu l’”ideatore” (in realtà il vero fautore dell’opera fu il matematico Facondio Novo) della più grande meridiana dell’antichità, sita nel Campo Marzio (più o meno nella zona dell’odierna Montecitorio) a circa un miglio dal pomerium, il limite sacro della città, dove il console di ritorno dalla guerra si spogliava dei suoi poteri militari per riacquistare quelli civili.

La gigantesca meridiana, conosciuta come Horologium Augusti, era formato da una piazza di grandi dimensioni  (160 metri per 75 metri) pavimentata in travertino con listelli di bronzo pertinenti a ore, giorni mesi e segni zodiacali, e dallo gnomone che altri non era che l’obelisco di Psammetico II, di granito rosso, prelevato a Heliopolis e portato a Roma nel 10 a.C. dopo un viaggio durato due anni. L’obelisco è ancora visibile in piazza Monetecitorio mentre i resti della pavimentazione della piazza sono stati trovati a circa 8 metri di profondità nel 1979 nelle cantine di alcuni edifici in Via del Campo Marzio (si nota parte della linea graduata e alcuni simboli zodiacali).

Ciò che davvero lascia a bocca aperta è l’idea che tutto questo sistema non funzionasse solo come orologio solare, ma come strumento di propaganda. Difatti tutto era stato progettato di modo che il 23 settembre, dies natalis di Augusto ed equinozio di autunno, l’ombra dell’obelisco si allungasse sulla vicina Ara Pacis Augustae, l’altare che l’imperatore consacrò nel 9 a.C. alla Pax Romana (o Pax Augusti), personificazione del lungo periodo di pace che il princeps donò all’Impero.

Una mossa alquanto geniale…

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Rieccomi!
Dopo un silenzio durato quasi due anni, sono di nuovo qui. Per festeggiare il mio ritorno, ho deciso di cambiare il layout del blog anche se non sono sicura che sarà quello definitivo. L’impostanzione del sito resta sostanzialmente quella.
Tra le belle sorprese, mi sono resa conto che il mio articolo di Crepereia è il secondo risultato di Google se si cerca la storia della bambola e che è stato utilizzato come fonte per l’articolo di un altro blog, di un professore del Politecnico di Torino.
Non so quanto sarò costante, gli impegni (lavorativi e non) sono davvero tanti, ma cercherò di fare capolino di tanto in tanto.
L’importante è esserci!

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Chi fossero i Re Magi nessuno lo sa con precisione. Secondo il Vangelo di Matteo (2,1-12), erano sapienti, forse sacerdoti di Zoroastro, che dall’Oriente giunsero a Betlemme per adorare il Bambin Gesù, seguendo in cielo la stella cometa. Non si sa quanti fossero, ma la tradizione cristiana ha voluto fissare il numero a tre, tanti quanti i doni che portavano al re che era nato: oro, incenso e mirra. E i Magi furono ribattezzati Gaspare, Baldassarre e Melchiorre. Qquesto lo scopriamo leggendo il vangelo apocrifo armeno che parla di tre fratelli: Gaspare, re d’Armenia; Baldassarre, re d’Arabia; Melchiorre, re dei Persiani, così chiamato perchè prostrandosi davanti al Bambino avrebbe esclamato: “Cham el chior!” cioè “Ho visto Dio!”. Non sappiamo nè la loro età nè la loro provenienza anche se le statuine del presepe ne presentano due con la pelle scura e uno di carnagiona chiara. Sempre secondo Matteo, giunti a Gerusalemme, i Re Magi avrebbero chiesto ad Erode, re della Giudea, la strada per adorare il nuovo re appena nato, suscitando nel sovrano una certa apprensione. Questi chiese ai tre saggi dove fosse nato Gesù e di indicargli la strada al loro ritorno affinchè anche’egli potesse adorarlo. I Magi, avvertiti in sogno da un angelo di non tornare dal sovrano giudeo, rimpatriarono seguendo un’altra via. Infuriato, Erode ordinò la cosidetta strage degl Innocenti e Gesù si salvò perchè Giuseppe fu avvisato, sempre in sogno, di fuggire verso l’Egitto. Ma questo accadde dopo la visita dei Magi. Il loro arrivo alla grotta, dove s’inchinarono di fronte a Gesù, porgendogli i preziosi doni, viene ricordato il 6 gennaio, giorno dell’Epifania, che significa “manifestazione”. Dopodichè, ritornarono in patria e di loro non si seppe più niente…
O almeno finchè Sant’Elena, (madre dell’imperatore Costantino, alla ricerca di sacre reliquie, nel 326, s’imbattè prima nei frammenti della Vera Croce poi nelle spoglie dei tre Magi. Secondo l’Historia Trium Regum, scritta nel XIV, dal chierico Giovanni di Hildesheim, Sant’Elena, dopo aver ritrovato la Croce, decise di partire con largo seguito alla volta dell’Indo per trovare i corpi di Melchiorre, Gaspare e Baldassarre e, una volta riuscita nell’impresa, di ritornare a Costantinopoli per deporli in Santa Sofia, che al tempo era ancora in costruzione.
Da qui in poi la storia dei Magi, o la leggenda, si intreccia con Milano. Eustorgio, originario di Costantinopoli che fu mandatoa Milano come governatore e che i milanesi elessero quale loro nono vescovo, decise di volere, accanto alla sua sepoltura, un sarcofago contenente le spoglie dei tre Magi. Con il benestare di Costante, imperatore d’Oriente, le reliquie giunsero a Milano anche se, in realtà, pare che le reliquie fossero un dono dei crociati. Era il 344.
La leggenda racconta che i corpi vennero trasportati su un carro trainato da due vacche, ma che una morì in seguito all’aggressione di un lupo. Eustorgio riuscì ad ammansire la fiera e a convincerla a terminare il viaggio in sostituzione della bestia morta. Ma nei pressi di Milano il carico si fece così pesante da costringere Eustorgio a fermarsi, proprio quando ormai si era in prossimità della Porta Ticinese. Il vescovo decise di edificare una chiesa suburbana che, alla sua morte, avvenuta attorno al 350, gli fu dedicata. All’interno della chiesa, Sant’Eustorgio appunto, situata in Corso di Porta Ticinese, nel transetto di destra, si trova la cosidetta “capella dei Magi ” che contiene un monumentale sarcofago tardoantico sul cui coperchio è incisa una stella a otto punte. E’ un sarcofago imponente, ma ha una particolarità: è vuoto.
Infatti, la storia dei Magi non si ferma al momento della deposizione di Eustorgio, anzi. Per molti secoli, il loro luogo di sepoltura venne dimenticato e i loro corpi furono ritrovati, in maniera del tutto fortuita, nel 1158, mentre i milanesi lavoravano per potenziare le difese alla città. A causa dell’imminente pericolo di invasione da parte delle truppe del Barbarossa, le reliquie vennero traslate all’interno della cinta muraria, presso la chiesa di San Giorgio al Palazzo, situata nell’odierna via Torino. Nel 1164, dopo un assedio durato due anni, Federico Barbarossa mise a ferro e fuoco la città e solo nel 1176, i milanesi, uniti ad ad altri 25 comuni del Nord Italia nella Lega Lombarda, sotto la guida di papa Alssandro III riuscirono a respingere l’invasore gemranico nella celebre battaglia di Legnano citata nell’Inno, ma questa è un’altra storia… Il arcicancelliere di Barbarossa, l’arcivescovo di Colonia, Rinaldo di Dassel, voleva fare della sua città un nuovo centro di pellegrinaggio, approfittando della vicinanza con Aquisgrana dove era sepolto Carlo Magno, in odore di santificazione per volere del Barbarossa stesso che aveva nominato l’antipapa Pasquale III. L’arcivescovo convinse Federico che le reliquie dei Magi dovevano essere traslate in Germania poichè Milano, città ribelle, non era, a suo dire, degna di possederle. Così accadde. I Magi vennero trasportati a Colonia e deposti in un’arca d’argento, all’interno del chiesa di San Pietro, duomo della città. Un cronista dell’epoca racconta che, al momento della traslazione in terra germanica, i corpi dei tre Re Magi fossero ancora integri, compresi pelle e capelli, e che dimostravano rispettivamente 15, 30 e 60 anni.
Milano non si arrese. Le reliquie erano state donate alla città e lì dovevano rientrare. Ma nonostante la tenacia dei vari Ludovico il Moro, Alessandro VI, Filippo di Spagna, Pio IV, Gregorio XIII, Federico Borromeo, le spoglie rimasero in Germania mentre ai milanesi non restava altro che ricordare i tre Magi con una processione da San Lorenzo a Sant’Eustorgio. Solo nel 1904, Milano riuscì ad ottenere un magro compenso di quel che le era stato portato via: il cardinal Ferroni, arcivescovo, durante l’Epifania di quell’anno, ricollocò all’interno del sarcofago due fibule, una tibia ed una vertebra.
Dal 1962, ogni 6 gennaio, in Sant’Eustorgio, è ritornata in vigore la tradizionale sfilata dei Re Magi con un corteo in costume che da Piazza Duomo raggiunge la chiesa con la stella a ootto punte che brilla sul campanile.

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No, non sto parlando del libro/film di vampiri e licantropi che tanto spopola tra le teen-agers. Sto parlando dell’avvenimento odierno che ha aperto con il botto l’anno astronomico 2011: l’eclissi parziale di sole.
La giornata è apparsa più buia del solito perchè il Sole è sorto parzialmente coperto dalla Luna o comunque coperto non appena ha varcato la soglia dell’orizzonte. L’eclissi è solo parziale (per vederne una totale dovremo attendere il 12 agosto 2026), ma è comunque un fenomeno di rilievo poichè è stato oscurato circa il 70% della superficie solare. E’ iniziata attorno alle 7,45, ha avuto il suo apice attorno alle 9,10 e si concluderà attorno alle 10,40. Più si è a nord più l’eclissi è maggiormente visibile, tanto che in Svezia la Luna ha occupato l’86% della superficie del Sole.

Cosa provoca le eclissi solari? Le eclissi solari sono un fenomeno molto raro che avviene durante il novilunio e che può accadere solo se Sole, Luna e Terra risultano perfettamente allineati. La Luna si interpone fra Sole e Tarra, oscurando totalmente o solo in parte il disco solare e proiettando un cono d’ombra sul nostro pianeta. Quando invece è la Terra a trovarsi tra il suo satellite e la grande stella abbiamo un’eclissi lunare.

Il 2011 sarà un anno importante per quanto riguarda le eclissi, sia solari che lunari, in quanto ne avverranno ben 6. Naturalmente saranno visibili in punti diversi della Terra quindi non potremo assistere a tutti questi spettacoli: il 1° giugno gli abitanti del Circolo polare artico potranno osservare una seconda eclissi parziale di sole; il 15 giugno sarà la volta di un’eclissi lunare totale visibile anche in Italia; il 1° luglio, quarta eclissi, nuovamente solare e parziale, visibile solo nell’Oceano Antartico; in novembre, giorno 25, in Antartide, Nuova Zelanda, Tasmania e Sud Africa si potrà ammirare la quarta eclissi solare parziale dell’anno; dulcis in fundo, il 10 dicembre, sesta e ultima eclissi dell’anno che sarà lunare e totale e che parzialmente potremo vedere anche in Italia.

Tra l’altro la nottata si era aperta con uno spettacolo di stelle cadenti invernali che ha interessato i nostri cieli attorno alle 2’15: si trattava dello sciame meteorico delle Quadrantidi, un fenomeno che si ripete ogni gennaio quando la Terra si trova nell’orbita di una cometa che ha lasciato al suo passaggio una scia di detriti. Entrando a grande velocità (cica 40 km al secondo) in contatto con l’atmosfera, queste particelle bruciano per attrito, lasciando la scia luminosa meglio conosciuta come stella cadente. Pare (ma è un’ipotesi provvisoria) che le Quadrantidi, che devono il loro nome alla costellazione abbandonata del Quadrante murale, oggi facente parte di quella di Boote, siano figlie di una cometa osservata dagli astronomi cinesi, coreani e giapponesi circa 500 anni fa.

Nota dell’autrice: non ho visto le stelle cadenti. Non ho visto neppure l’eclissi poichè era eclissata dietro una simpatica coltre di nubi. :(

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Tutto cominciò a Samahin. Con la levata della stella Antares in concomitanza con il sole, iniziava il nuovo anno celtico. Sembra che corresse l’anno 583 a.C. quando si verificò un evento astronomico importante: l’allineamento dei pianeti. Un evento eccezionale e dal significato augurale, un evento che i Celti, guidati da Belloveso, attendevano per fondare una nuova città. Si fermarono presso il Seveso e scelsero una radura sacra, dove i druidi consacrarono un tempio alla dea Belisama, la Madre Terra. Tracciarono un recinto sacro a forma di ellissi, un “nemeton”, santuario, forse osservatorio astronomico, forse un terrapieno a gradini…una scala, laddove oggi sorge un teatro che ne prende il nome. Era nata Medhelanon.

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